ANNA MARSON, ANTONELLA TARPINO, TOMASO MONTANARI e TOMMASO GRASSI

Territorio e Costituzione

con i libri di A. Marson “La struttura del paesaggio”, di  A. Tarpino “Il paesaggio fragile” e “Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014” a cura di Ilaria Agostini.
modera Ornella De Zordo

Mercoledì 16 novembre ore 17:00
Forimercato Via Gran Bretagna 133

**segue Apericena a cura di Forimercato

La riforma costituzionale riporta alcune competenze di fondamentale importanza soltanto allo Stato, e fa un passo gigantesco eliminando la competenza concorrente, abrogando il comma 3 dell’articolo 117, col presupposto che “alcune materie, di elevata rilevanza per il Paese, meritino una disciplina omogenea ed indifferenziata, che solo una legislazione statale può permettere di conseguire." (cfr. http://www.bastaunsi.it/tag/articolo-117/ ).
In realtà, per quanto riguarda il governo del territorio, lo Stato ha brillato negli ultimi decenni per la propria totale assenza, intervenendo invece per sottrarre alla pianificazione territoriale le decisioni relative alla localizzazione di grandi impianti, grandi reti, grandi superfici di vendita.

Nel bene e nel male, il governo del territorio è stato esercitato negli ultimi trent’anni dalle regioni, ed è materia all’origine del dibattito riformista che portato, negli anni ’70, all’istituzione delle regioni a statuto ordinario. Nessuna riflessione su questa esperienza pluridecennale ha accompagnato la riforma del Titolo V della Costituzione, che non a caso non è stata oggetto di alcun dibattito parlamentare. Vi è stato semplicemente un accordo, a monte, tra poteri ‘forti’ con l’obiettivo di togliere di mezzo questi inutili orpelli costituiti dalle decisioni pubbliche, e controbilanciate dalla presenza di più istituzioni, in materia di trasformazione del territorio.

Non è un caso che nella procedura di approvazione del progetto di un nuovo aeroporto per Firenze si stia sperimentando la ri-centralizzazione in capo allo Stato di tutte le decisioni, e che la campagna del Sì si sia aperta riesumando la più insostenibile delle Grandi Opere: il Ponte sullo Stretto di berlusconiana memoria.

Con la modifica alla Costituzione i territori non possono più decidere sulle “grandi opere” che li devastano, rimanendo privi di voce democratica e ancor più impotenti di fronte alla speculazione ed alla propria rovina.

 

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